Il disordine nell’ordine

Bisogna perdersi per ritrovarsi, è vero, succede alle cose come alle persone, ma nulla succede senza un motivo. È trascorso quasi un anno da quando ho perso qualcosa di molto importante, torno a farci caso poiché è  quasi arrivato il momento di preparare i bagagli e come sempre ad ogni viaggio segue un bagaglio … O quasi sempre! Qualche settimana prima di una partire sono solita ad organizzare il mio bagaglio mentalmente per poi preparare tutto negli ultimi momenti e il momento più bello è quando riesco nell’intento mettendo dentro tutto quello che mi ero prefissata di inserire minuziosamente. Questo succede dai tempi dei tempi in cui ho iniziato a viaggiare e a perfezionare così, si fa’ per dire il mio bagaglio, tanto da rendermi una professionista, che si tratti di una vacanza o per i miei spostamenti dovuti allo studio o semplicemente quando preparo la mia borsa per il lavoro, ogni viaggio una valigia, ogni volta una diversa. Un diverso modo di prevedere le cose, una prospettiva introspettiva. Un rito insomma, ma lo è anche disfarla, perché a quel punto ti rendi conto che gli oggetti che ti sei portato dietro non hanno alcuna importanza. Con il passare del tempo ti rendi conto che non sono gli oggetti ad avere importanza, perché sono i nuovi ricordi l’unica cosa che conta davvero. E quando riesci a liberarti delle cose del passato che riesci a fare un po’ di spazio al futuro.

 

Viaggiare? 

Per viaggiare basta esistere. 

Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.

Se immagino, vedo. 

Che altro faccio se viaggio? 

Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire.

“Qualsiasi strada, questa stessa strada di Enterpfuhl, ti porterà in capo al mondo”. 

Ma il capo del mondo, da quando il mondo si è consumato girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl da dove si è partiti. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. 

E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. 

Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri. 

A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo; dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni?

La vita è ciò che facciamo di essa. 

I viaggi sono i viaggiatori.

Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo.

Tratto da: Il libro dell’Inquietudine

F. Pessoa

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